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In sella alla Resistenza

Mio nonno non l’ho mai conosciuto: è morto quando non ero ancora nato, lasciando una moglie e un figlio molto piccolo, che poi sarebbe mio padre.
Era nato nel 1909 e quando scoppiò la guerra non aveva ancora trent’anni. Abbastanza però per aver messo su famiglia ed essersi ammalato di una passione di quelle che ti restano dentro per sempre. La bicicletta.
All’inizio degli anni ‘30, con i primi soldi guadagnati da capocantiere a Varese, comprò un vestito nuovo alla nonna e una Legnano da corsa per sé, travolto dall’entusiasmo per le imprese di Binda compiute in sella a quello stesso gioiello, luccicante come un ramarro al sole.
Entrò persino in una squadretta amatoriale, vincendo qualche corsa di poco conto.
La bicicletta era il modo del nonno per sentirsi libero – mi raccontava la nonna – in un periodo in cui di libertà ce n’era poca. La stessa libertà che si sentì di dover difendere a costo della vita qualche anno più tardi, quando si unì alla lotta partigiana.
E il conto alla fine arrivò puntuale, presentato da una pattuglia nazifascista in caccia di staffette della resistenza.
Sì, perché il nonno, come tanti in quei giorni bui, incluso il grande Bartali, usava la bicicletta come fondamentale mezzo di consegna di documenti e lasciapassare falsi, grazie ai quali molte vite sono state salvate.
Lo trovarono i compagni, riverso in un fosso come in una canzone di De André, con la sua bici sdraiata accanto, quasi fosse morta anche lei insieme al nonno.
Spettò alla nonna riportarla a casa. Senza una lacrima ma con tanto amore.
La Legnano è poi rimasta in cantina per anni, addormentata in silenzio sotto un lenzuolo, fino a quando mio padre ebbe l’età giusta per riportarla alla vita.
Il nonno però era molto più basso di statura, mentre papà crebbe alla svelta e ben presto non riuscì più a pedalare su una bici ormai troppo piccola per lui. Così la Specialissima tornò a riposare nel fresco della cantina, mai dimenticata.
Alla nonna bastava saperla così, conservata con la stessa cura che avrebbe usato suo marito.
Oggi però è il momento di andare oltre e di passare all’azione. Dal nonno ho ereditato, oltre alla passione per le due ruote, anche la statura “contenuta”, e così la taglia della Legnano è perfetta per me.
Le condizioni del mezzo sono strabilianti. Dopo 80 anni il cambio Vittoria-Margherita è ancora perfettamente funzionante. Sella vintage e palmer nuovi, cavi e freni da sostituire, una bella lubrificata ai mozzi, una lucidata alle cromature e basta con l’oscurità.
È ora di tornare a vedere la luce, di correre incontro al vento, di respirare il profumo della campagna e la polvere delle strade bianche. Di fare quello per cui sei nata, cara vecchia bicicletta partigiana.

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