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*campi obbligatori

Bologna, città bike friendly

DOTTA, GRASSA E AMICA DELLA BIGA.

 

“Si potrebbe fare un ritratto dell’Emilia parlando delle biciclette”, proponeva Zavattini (reggiano, autore di Ladri di biciclette), perché “sembra qui la loro sede naturale”. Per non parlare poi dei grandi campioni del ciclismo.

 

Reggitrici sulla sella.

Da sempre la bici è il mezzo di locomozione delle ‘zdaure (da rezdoure reggitrici della casa) e di tutta la “bassa”, che indica pianura ma forse anche il ceto. Quello ‘alto’, in collina, lascia la bici agli altri. Ed è Ferrara a fregiarsi del titolo di città delle bici. Sotto la via Emilia, dove l’appennino sale anche a 2000m, è tutto un altro sport.

 

A Bologna, auto out.

Con le stradine del centro ferme al medioevo, Bologna che è circondata da grandi brand di motori (Ducati, Ferrari, Lamborghini, Maserati) ri-sposa la bicicletta: anziani e studenti. Ma il contagio ciclistico cresce, visto che il centro sta cacciando via le auto.

 

Feeling che si rinnova.

La luna di miele fra bici e la città entra in una nuova era. Bologna è stata fra le prime a lanciare il bike sharing, che ora langue un po’. E il certificato di proprietà: la bici è punzonata con un numero, una ‘targa’, riportato su registro nazionale e abbinato a un documento di proprietà valido per Comune e Polizia. L’operazione si svolge ogni settimana e costa 5 euro.

 

Tolleranza zero.

Intanto le bici abbandonate in giro vengono confiscate e messe all’asta, in piazza. Sono uno spasso. E il criterio cambia ogni volta; oggi vince chi fa più baccano, domani chi ha il travestimento più bello o chi fa la gag migliore ecc si aggiudica la bici a un prezzo politico, revisionata, punzonata, con certificato di proprietà.

 

Velo stazione, ve lo immaginate?

Se vado in centro in bici, dove la lascio? In balia dei ‘ladri di biciclette? No, la lasci alla velo-station. Un garage accanto alle vie del passeggio dove puoi anche chiedere riparazioni e noleggio, se ti serve, a prezzi contenuti.

La bici resta al passo con i tempi e collega le città storiche alla modernità: e le istituzioni iniziano ad accorgersene.

 

ITINERARIO

 

Bologna-Val di Zena (Lago dei Castori)

Cremonini canta “Com’è bello andare in giro per i colli bolognesi”: bene, verifichiamo. Preparate gli occhi a colline verdeggianti, valli e calanchi, che reggono il confronto con paesaggi più rinomati (es. toscani o umbri). Inoltre il lungo tratto cittadino attraversa solo dei parchi per scoprire una piacevole immagine urbana delle periferie bolognesi.

 

Dalla storia ai parchi verdi

Si parte da piazza Maggiore, per riempirsi gli occhi dei suoi fasti medievali: Palazzo re Enzo (prigione dorata del figlio di Barbarossa, che scorrazzava liberamente a caccia di donne), palazzo d’Accursio dove fu incorato imperatore Carlo V, quello che “sul mio regno non tramonta mai il sole” perché arrivava in America, e la basilica di San Petronio, incompiuta come una sinfonia di Schubert. Entra in via Rizzoli e sfiorando le due torri, simbolo cittadino, imbocchi strada Maggiore, rinnovata con il suo pavè bellissimo e confortevole sotto il sellino. Passi accanto alle case di Rossini e di Carducci (quella del melograno cui tendevi la pargoletta mano) fino a uscire sui viali che circondano la città, interamente solcati da una pista ciclabile, che percorri verso sinistra fino all’ospedale Sant’Orsola. La pista lo attraversa, poi prosegui in via Pizzardi e per via Azzurra. Da qui in poi è tutto verde urbano.

 

Verde in città.

Entri nel parco Arcobaleno dove inizia la pista ciclabile intitolata a Carlo Piazza. Superi la ferrovia, incrociando via Lenin e poi via Lincoln, prosegui nel giardino Giuseppe Impastato e passato il tunnel sei in località San Lazzaro, ancora in un parco, stavolta dei Cedri. Subito di là dalla strada, parco delle Rimembranze (con i suoi impianti sportivi) e sfoci in via Bellaria. È ancora città ma ti sembra di averla lasciata molti km fa. Qui sei in località Pulce. Se è già ora di sedersi a tavola consigliamo la trattoria omonima. Proseguendo la ciclabile, invece, sei a ridosso del parco dei Gessi, riserva naturale in cui affiora questo composto, estratto in passato per uso edile.

 

Traffico di ciclisti.

Un panorama carsico, di calanchi, diciamo lunare, che lasci subito per rituffarti nel verde del Farneto. Bellissima la pieve, cioè la tipica chiesina campestre. Da qui inizia la strada che costeggia il torrente Zena, l’omonima valle incontaminata, tra fattorie e vigneti. Attento solo a non farti investire … dai ciclisti, quelli agonistici. Usano questa valle come palestra, sono centinaia (li abbiamo contati!) e vanno “a busso”, cioè pedalano forte, in bolognese.

 

Castori e castelli.

Decidi tu quando fermarti e fare dietro front, ma il consiglio è di arrivare a una doppia meta che corona il viaggio: il laghetto dei Castori, al Botteghino di Zocca, specchio d’acqua frequentato dai pescatori e il castello di Zena, poche pedalate più avanti, dove ti attende la meritata sosta in trattoria. Se non hai nelle gambe tutti i 20 km del percorso (e altrettanti al ritorno) puoi fermarti lungo la strada in uno dei caratteristici agriturismi dell’appennino, dove ti attendono le specialità della cucina bolognese, ‘in primis’ i primi di pasta sfoglia, tortellini, tortelloni, lasagne, che nel menu trovi come ‘minestre’.

È possibile andare oltre per rientrare dal Monte delle Formiche e Monterenzio, ma richiede gambe allenate. Consigliamo pertanto il ritorno a ritroso, sorprendentemente comodo e in discesa che ti svela quanto eri salito all’andata.

Distanza: circa 20km circa + 20km

Dislivello: 220m

Difficoltà: per tutti, con qualche piccola salita all’andata

 

 

 

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